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MOSTRA IN RICORDO DI AGOSTINO GAROFALO
Inserito il 23 dicembre 2009 alle 12:15:00 da Brux. IT - Faiano.it



Si terrà una mostra nella sala dell'oratorio "San Benedetto" attigua alla Chiesa San Benedetto di Faiano il giorno 23.12.2009, organizzata da un gruppo di amici per ricordare Agostino a due anni dalla scomparsa. La stessa ospiterà opere pittoriche eseguite da Agostino nonchè foto e giornali riguardanti la sua vita e la sua significativa esperienza romana. L'esposizione rimarrà fino ai primi giorni di gennaio per proseguire dopo nei locali del Museo del Cavallo e dell'Identità Picentina in Terra di Vento.


PER AGOSTINO

Sei passato in silenzio
in un giorno di festa
e hai lasciato un gran vuoto
nella comunità,
che sgomenta ricorda
e raccoglie i tuoi doni:
l’umiltà del tuo cuore
la tua disponibilità.
Resta un vivo presepe,
dalle luci splendenti
e le case dipinte,
a ridarci speranza,
a mostrarci il cammino
di una vita migliore.

Felice Nicotera


- UN RICORDO-

Parlare di Agostino significa riaccostarsi a un mondo che ormai è solo nella memoria. Era un gentiluomo d’altri tempi, di fervente pietà, di profonda modestia e discrezione. Della vecchia generazione conservava i valori morali e l’educazione, anche se il suo cuore semplice era quello di un giovanotto. Disponibile all’ascolto e pronto all’operosità, era uomo del ”fare”, dell’”agire” e del “silenzio”: una vera ricchezza per la nostra comunità! Svolgeva con serietà il suo lavoro, ma, quanto poteva, rubava i pochi momenti di libertà ai gravosi impegni lavorativi e familiari, concedendosi volentieri all’arte.
Saltuariamente c’incontravamo nel piccolo garage di Antonio, per restaurare vecchi oggetti, che nel mio collezionistico “furore quotidiano” reperivo nelle fiere antiquarie della regione. Il nostro sogno era quello di avere a disposizione uno spazio “artistico”, con un banco da lavoro, gli attrezzi per il restauro, il cavalletto, i colori, i pennelli e le tele, da condividere con gli amici più stretti.
A volte, con timidezza, Agostino mi chiedeva di fare delle commissioni a Salerno: bisognava andare da Figliolìa per comprare l’oro a foglia, i colori, le cornici; passare al GS per il cibo dei gatti; comprare CD alla Ricordi; prenotare i posti al teatro Verdi per i concerti lirici. Ecco un’altra passione che ci accomunava: la lirica e le canzoni classiche napoletane. Quante sere passate a Montecorvino Rovella per assistere ai concerti estivi.
Una volta, il prof. Strianese ci fece uno scherzo: disse che al Duomo di Salerno si esibiva il Coro di Santa Cecilia, ma giunti sul posto apprendemmo che si trattava di un Coro del Bivio di Santa Cecilia di Eboli e non quello del più antico e prestigioso conservatorio del mondo.
Agostino era un eccellente doratore, ed eseguiva lavori di restauro nelle chiese della regione. L’ultima sua fatica, pochi mesi prima che sopraggiungesse il male inesorabile, fu alla Madonna dell’Eterno. Passammo un’intera giornata insieme. Lui con pazienza certosina, a riprendere le decorazioni, applicare l’oro a foglia e l’argento meccato sulle cornici, sugli stucchi, sopra l’altare e sui medaglioni della chiesa, mentre io ispezionavo con curiosità i locali.
La chiesa era la sua seconda casa: c’era l’oratorio; c’era la parrocchia; c’era il presepe; c’era l’antico organo; c’era il “Coro San Benedetto”, altra meravigliosa realtà, diretto con competenza e passione dal maestro Marisa De Vivo; c’era il teatro. L’ultima recita di Agostino, alla “Fiera della Fantasia”, fu uno spiritoso duetto della canzone napoletana “E spingule francese”, insieme a Gerry Tamburo, perfetta nei panni della comara napoletana. Ricordo, in quell’occasione, che rovistammo nel mio “bazar” per trovare un’antica valigia di cartone, occorrente per la recita.
Spesso, nelle nostre discussioni, riaffioravano, con un pizzico di rimpianto, i ricordi romani: l’amicizia con il tenore Augusto Capuano, prematuramente scomparso; il sodalizio con Joe Marrazzo, ricco di fermenti culturali, un’esperienza importante e unica; l’incontro significativo con Beniamino Gigli e Mario Del Monaco, che contribuì ad accrescere la sua passione musicale.
Agostino con la sua pittura da autodidatta esprimeva un sentimento semplice e genuino. Dipingeva, con armonia di colori, angoli del nostro paese, casette e alberi verdeggianti, ma soprattutto particolari figure di donne, intrise di dolcezza e di stupefacente e delicata sensualità. In quei volti femminili si può cogliere la luce di un percorso mistico, un bisogno di spiritualità, quasi il tentativo estremo di dialogare con il Creatore. Dalle sue tele traspare la visione nostalgica di mondi antichi, inesorabilmente perduti, delle farfalle, delle lucciole e degli aranci delle nostre terre, un profumo di altre primavere.
Ricordo, il caffè con la napoletana e la buccia di limone, che bisognava rigorosamente prendere caldo, che ormai non avrà mai più lo stesso sapore.
Ricordo, infine, una sera di primavera, dopo un ricevimento all’Antico Maniero, lasciata l’automobile ai familiari, con Agostino decidemmo di tornarcene a piedi, per respirare l’odorosa e “lunata”notte di maggio, dove nel vento e le ginestre, oltre i rami e i cespugli di more, s’intravedevano le case e il campanile di Faiano, mentre il cielo sembrava abbracciare la terra e tutto sapeva d’immenso... Mi vennero in mente le parole di un’antica canzone napoletana: che, con candore, nel silenzio notturno, dolcemente sussurrammo insieme…

Felice Nicotera

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